crudità Parte I 5 febbraio 2010
Posted by cioppy in unzip my body take my heart out.add a comment
succede così: sei in vacanza, placidamente spiaggiata sugli scogli di una qualunque caletta delle Eolie. la tua unica preoccupazione è data dai sassi che ti si conficcano maldestri nelle scapole e nelle chiappe. per il resto impieghi il tempo alternando i momenti in cui ti ungi come un maialino allo spiedo a quelli in cui ti immergi come una bustina di tè in quelle acque limpide e fresche. oggi è l’ultimo giorno e si sente: avete quasi finito le parole, tu e le altre. leggete distratte ed esauste i vostri romanzi facili. domani si torna, con il confortante pensiero di avere ancora ben 3 settimane di ferie, da sfruttare sulle spiagge domestiche e nei locali della riviera.
i tuoi domani partono per l’ennesima isola greca, regalandoti così un istmo luccicante di questa morbida spensieratezza, ad allungarsi nella routine domestica. è tutto perfetto. domani taxi, aereo ed ad attenderti l’auto di papà all’aeroporto. guidare fino a casa e correre tra le braccia del nuovo venuto, a rotolarsi tutta la notte, che per dormire avrai tempo domani, sulla brandina della tua spiaggia sabbiosa e grigiastra.
la tua meravigliosa esistenza perfetta. ‘finalmente‘ pensi, che è stato un anno difficile e non ti piace far preoccupare tua mamma che ti vede piangere e non ha il coraggio di chiederti. è questo quello su cui rimugini, mentre hai i Marta sui Tubi nelle orecchie e Woland sulle pagine. mentre una donna qualunque, ad un incrocio qualunque del tuo quartiere qualunque salta uno STOP, distratta da una telefonata qualunque e squarcia una serie di vite qualunque: le vostre.
è davvero successo a me. erano mie le chiappe che lottavano con i sassi, miei i piedi taglia 41 infilati nelle scarpette anti scoglio. la lesione spinale è toccata a mia mamma. è uno tsunami, un terremoto, un disastro ambientale. non cambia molto. io ho una colpevole è vero. ma non ricorderò mai il suo nome e non perchè sia straniero. semplicemente perchè sarà sempre, per me, la Maledetta. non fa alcuna differenza ricordarsi il nome.
per un bimbo di Haiti, la Maledetta è la terra che trema, gli sgretola la casa e gli uccide la madre. per me la Maledetta è una che parla al cellullare e non rispetta uno STOP. non fa alcuna differenza.
è che poi, giorno dopo giorno, mese dopo mese, la Maledetta diviene un ricordo o poco più e quel che resta nitido è lo squarcio. come un muro che crolla. e tu sei lì che guardi le macerie e per interminabili giorni non riesci a vedere altro. fissi quel cumulo di polvere e pensi a quello che era. non alzi lo sguardo da lì. entri ed esci dalla stanza con la mente sempre, costantemente focalizzata lì. non c’è dolore che regga, non sai fare altro che guardare lì. inizi a portare via i macigni, spazzi per terra, arrivi persino a dare lo straccio. sempre alla ricerca di un moncone di quel muro che è crollato.
fino a che arriva un giorno e tu, stremata, ti butti a terra là dove una volta c’era il muro. ed è da lì, da quel pavimento lustrato che la vedi. una stanza segreta. un posto della tua casa che non hai mai visto. ne sospettavi l’esistenza ma hai sempre accuratamente allontanato il pensiero, che di buttare giù quel muro hai sempre avuto una paura fottuta. semplicemente non ci pensavi, sceglievi diguardare altrove. e invece eccola. la stanza senza porte e senza finestre rinchiusa nel cuore della tua esistenza che viene finalmente alla luce. e da quando la vedi sai che non potrai mai più far finta che non esista. sai che non riuscirai ad erigere muro abbastanza spesso per far sì che tu te ne dimentichi.
lei c’è e tu ora lo sai. cos’hai intenzione di farci? trova la risposta.
c’è tutto un mondo intorno 2 febbraio 2010
Posted by cioppy in isterismi [dialoghi tra Me, Moi e Myself].6 comments
sicuramente è vero, ti guardi intorno e di cose da vedere ne hai a pacchi! eppure certi giorni preferisco guardarmi dentro, che di spettacoli così avvincenti ne trovo pochi. soprattutto in questo periodo, se fosse proiettabile il caos che mi abita, vincerei un Gondel Globe come miglior serie tv.
dentro il monolocale soppalcato del mio cervello ci vivono in 4 e c’è un via vai di reggiseni e perizomi che nemmeno gli spogliatoi delle mie adorate Ragazze PonPon! [tra l'altro sembra che scrivere Ragazze PonPon faccia aumentare gli accessi: piccoli perversi!]
quella che comanda è Cioppy, una tipa tosta. parla poco ma quando lo fa ci azzecca. anche da zitta, comunque, lei agisce. come per esempio quando, sulla scia di un’euforia milanese che tornava come un’eco troppo insistente, il mio biondo amico mi ha reso partecipe di un progetto esaltante: SuperMegaFestival con un criss cross di Djsets galattici [come parlo GGiovane, io, yeah!] al Leoncavallo [posto mitologico, per questo e non solo].
il 6 febbraio @ Leoncavallo, MI AMI ANCORA, Festival della musica bella e delle carezze mostruose. [che già, cioè, sto sottotitolo quanto ci piace? ci smuove tutta la vibrazione più groupie delle viscere, no?] tra gli altri, ad esibirsi ci sarà anche Moltheni. chissà perchè tutto questo mi evocava qualche cosa… e infatti, neanche a dirlo,
apro l’agenda e TAC! quel demonio della Cioppy ci aveva scritto, in tempi non sospetti, che si poteva andare a Milano a vedere Moltheni il 6 di febbraio. è una Sbirra, quella! [oggi c'ho proprio la scrittura creativa, eh?!]. mentre me ne stavo lì a rimuginare sulle molteplici possibilità dell’andare e del non andare a Milano, di nuovo, per la terza volta nel giro di un mese, mi piomba tra capo e collo l’appello a mezzo FB del nientedimenoche Leoncavallo in persona, che chiede volenterosi svegli per assistere ad un’area del festival.
ed è così che scatta un conclave in piena regola tra le 3 spaesate coinquiline della Cioppy, la quale le guarda mentre discutono e si azzuffano e si accoccola in un angolo a fumare e bere tè, ascoltando distrattamente.
quella fighetta di Arianna (anche un po’ di legno, in effetti) inizia ad obiettare che non si può assolutamente lavorare, che i turni di 4 ore finirebbero per stressare, ci si perderebbe tutto il divertimento e poi non abbiamo più l’età per certe cose senza contare che “quando ci trucchiamo?! cioè.“
e allora se ne esce Annabelle, quella glamour sempre sulla cresta dell’onda, che al solo sentore di poter avere la maglietta STAFF si è sfilata il TomFord al naso e ha iniziato a guardare Arianna schifita: “ma di cosa stai parlando?! SEI SERIA?!?! è l’occasione della vita! irrinunciabile! si fa. punto.“
alchè entra in scena Cecilia, che ha ancora addosso il decoltè e la giacca, reduce dal Tribunale. le guarda basita, agita la mano in aria come una mami afro e si dà un certo contegno mentre le apostrofa: “siete proprio delle pulcine, non crescerete mai… vi rendete conto che non avete abbastanza adesioni per fare la macchina? cosa facciamo? spendiamo altri 90 euro di treno, che nemmeno se ci andassimo in 4 davvero?! non siate ridicole! e poi al padre cosa gli raccontiamo?! di nuovo che siamo in 3 e andiamo a Milano? vi sembra sensato??? no è per capirvi, eh! voi e le vostre testoline vuote…“
in tutto questo Cioppy si mette a sfogliare un numero di Vanity Fair e le viene da sorridere, che loro non han capito che alla fine quella che decide è lei…
Arianna si sente piccata nel suo animo di scemetta convinta di essere intelligente: “Hembè? perchè? sei la solita bacchettona! si mettono gli shorts e la kefiah, vuoi mettere che fighe che siamo?! al padre troviamo cosa dirgli! e poi c’è anche il collega comunista che và, al più ci si aggrega, no?!“
Annabelle coglie la palla al balzo e rincara la dose: “e a quel punto, dato che siam sole, cosa facciamo? giriamo per il Leoncavallo come delle disperate? e no, si va a lavorare!” e poi, la bastarda, convinta di essere l’unica ad esserci stata a Milano, tira fuori un sacchetto di perline colorate e cangianti che hanno un odore così buono…
ed è lì che l’attenzione di Cioppy si risveglia all’improvviso, come richiamata dall’odore che riconosce al volo. scatta sù dal divano, butta la rivista e si getta nel mucchio un secondo prima di evitare la tragedia. strappa il sacchetto dalle mani delle tre che già se lo stanno contendendo concupiscenti e le ferma con un secco cenno della mano. crea un silenzio di attesa e con perfetta scelta dei tempi sentenzia: “tanto è già deciso. inutile che vi scanniate, GALLINE.“
poi si volta verso Annabelle e sibila: “e tu non giocare più certi scherzi. che si può decidere tutto senza tirare in ballo gli ormoni, chiaro?!“
la verità. nuda e cruda (e pure al dente). 31 gennaio 2010
Posted by cioppy in pour parlè.add a comment
conduzione. connessione. trovare. non cercare. 28 gennaio 2010
Posted by cioppy in unzip my body take my heart out.add a comment
rilassati, il mondo ti ignora.
è vero, verissimo. il mondo non ti vede, mentre nella grigia luce di un sabato ancora giovane [troppo giovane] corri sul binario, sali sul treno e realizzi che se non guardi il biglietto non troverai mai il tuo posto. c’è chi ti vede, anzi ti capta, con il cuore come un’antenna e dall’infernale luogo di lavoro si accerta del tuo essere partita. sì, sei partita.
crolli sul sedile, accaldata ed esausta. ripensi alla miseria inscenata dai Nobraino la sera prima e rimpiangi di non essertene rimasta a casa a dormire. “pazienza” pensi. ti addormenti cullata da Dave Gahan, che ha del grottesco, ma il sonno è sonno.
rinvieni solo dopo 3 ore, in un punto incerto dell’Italia padana. prendi coscienza e t’impadronisci del bagno. ne esci nuova. deliziosamente truccata e con il naso libero per gli Annabelle. DIVENTI Annabelle, la tua nuova, adorabile alter ego.
“vai a pescare, Vinca?”
lo incontri all’incrocio ed è già emozione. lo riconosci dall’auto nuova, la sua ultima conquista, fatta di sacrifici e di dettagli che la rendono speciale e ti rendono fiera. fiera di te, che lo capisci. e fiera di lui, che conserva gelosamente un amore per quelle cose genuine che questa Milano sembra aver dimenticato.
arrivate nel suo nido e per un lungo istante dimentichi di essere esausta ed affamata. un istante lungo ore, in effetti. ti accuccioli sul divano e inizi a scrutare i dettagli di quel luogo incantato, che a poco a poco comincia a porti sotto gli occhi. ti adagi su quella nuvola di serenità e ti escono le parole come i profumi della cena dalle pentole coperte. lentamente, senza fretta. parli di te e porti la luce negli angoli bui di questa vita che si fa più dura giorno dopo giorno. lui ascolta e fotografa. dice poco.
- è come essere una resistenza, essere percorsi dall’energia come il filamento di una lampadina,… tu ed io siamo diversi. tu sei abituato a lasciarti percorrere. io no, non l’ho mai saputo fare. è difficile.
- non sei conduttrice. ancora.
poi la fame torna a bussare. e allora si risale sulla carrozza fatata e si va a mangiare. e inizia anche lui a parlare, rapito dalla confidenza che per magia avete ricreato fuori dalla rete. un’amicizia speciale, la vostra. fatta di rispetto di quei punti che in comune non avrete mai. fatta di passati diversi e di idee concordi. fatta di poche definizioni e di tanta [TANTA] complicità.
si fa sera in un nulla ed è già ora di pensare alla cena e alle feste in programma. si incontrano gli amici, i suoi. tutti un po’ speciali, tutti con la musica dentro. consapevoli di non sapere i passi ma non per questo seduti in un angolo.
ci si sente quasi intimiditi da certi incontri. come se fare quello che fai ti rendesse meno degna. ti indigni. con te stessa prima che con loro. ci si dà appuntamento per la cena ed è come se lui fosse super agitato. come se poterti mostrare il suo mondo fosse una festa. per te lo è.
essere la stessa altrove cambia tutto.
poi la cena. 14 a tavola [per un pelo...]. sentirti nel tuo elemento. chiacchierare amabilmente. scherzare. ridere. senza bisogno di conoscersi da tutta la vita per poter essere in confidenza. di quelle serate perfette nel loro essere come tante altre ma migliori. nel tuo essere così genuina da non sapere nemmeno se è solo una tua impressione. non te lo chiedi, che in fondo che importanza ha?
trovare adorabili tutti, gli stessi che poco prima non ti avevano fatto sentire un po’ piccola. sentirsi un po’ stupida per aver creduto alle prime impressioni. sentirsi grandiosa per aver trovato la via per ricrederti.
QUI e ORA
il locale del dopo cena non ha nulla di speciale. è un locale come ce ne sono a migliaia. non solo a Milano, ovunque. bar, pop art ai muri e dj. non ci vuole un architetto per creare la magia. ci vuole forse un dj che seleziona musica brasiliana. ci vogliono folli amici con cui ballare e ridere. ci vuole l’incontro con un’adorabile nuova amica. ci vuole quel momento in cui lo vedi entrare nel locale e soffi via l’aria che ti è fermata in gola.
e poi inizia la magia. un’altra. di nuovo. che di magie ne hai vissute tante questo week end. questa è fatta di parole e risate ma non solo. in questa magia smetti di vedere con gli occhi. vedi con la pelle. la tua pelle che vibra e che chiama la sua. e senti che davvero non si può essere infelici, se si è QUI e ORA. in nessun altro momento. che non ce ne saranno di uguali. è questa la magia: la magia dell’istante.
sentire la sua voce nel tuo orecchio, mentre parlate. vedere con la pelle, senza bisogno di guardare. sentire il tuo polso sul suo ginocchio. avvicinarsi senza per forza accorgersene. giungere alle sue labbra senza sapere nemeno come, senza che sia strano ma non per questo senza stupirsene. ridere con tutti gli altri, ridere con lui. divertirsi come non mai. baciarsi come due adolescenti. “buona notte. a domani.” salutarsi.
like a soul without a mind, like a body without a heart, i’m missing every part.
sono i Massive Attack, il giorno dopo, a spiegarti come ti senti, mentre un treno con con qualche guasto di troppo ti riporta a casa. dove non vorresti tornare ma devi. tu che da due giorni non usi il verbo dovere e che a certe abitudini sai assuefarti come se fossero eroina.
“passa tutto. il treno. il freddo. magari la voglia di tornare a Milano… anche no. torna presto!“ e sai che non sei la sola a sentire la magia di quell’amicizia, di quella festa, di quella serata. e sai che la risposta è “sì” anche se solo sussurrata, senza il coraggio di scriverla. appena soffiata da dentro un vagone.
Morning Glory 27 gennaio 2010
Posted by cioppy in isterismi [dialoghi tra Me, Moi e Myself].add a comment
ripresami dal pericolo d’infarto, tutt’ora a concreto rischio di licenziamento/pubblica gogna/disonore/vessazioni fisiche, vira apertamente al rosso, che così davvero non sa quanto riuscirà a resistere.
sogna una bolla rosa tutta per sè, da arredare di creatività e sorrisi.
di lottare ha poca voglia, in effetti.
ma con chi parli? 21 gennaio 2010
Posted by cioppy in isterismi [dialoghi tra Me, Moi e Myself].add a comment
Poi ci sono le cose veramente gravi, cose che a un certo punto della vita vengono a distruggere le tue certezze costruite con tanta fatica ed a rigettarti nel mondo non lineare che purtroppo esiste là fuori.
ecco, nel mio album delle citazioni, accanto a Baricco, Brizzi e frasette di film inutili che sapevo che prima o poi mi sarebbero tornate utili, ci metto anche questa. che non so come spiegarlo. ma è un restare in tema, ecco. un tutto torna, porca Eva! che a far finta di niente si ottiene solo di far aumentare la cosa.
come quei film con un fantasma che interferisce nella vita del protagonista. e più lui lo ignora più quello farà casini. che sennò il bello del fim dov’è?
perciò a costo di sembrare matta, mi si vedrà urlare a squarciagola frasi sconnesse ed insensate, tipo ho capito, va bene!!! d’accordo, mi do da fare e cerco una soluzione! CONTENTO!?
la lancetta ha fatto il giro 20 gennaio 2010
Posted by cioppy in Alchimia e Femminilità, Nillapizzica (pensieri impuri in vitro), isterismi [dialoghi tra Me, Moi e Myself], l'amore ai tempi di Facebook.add a comment
Cioppy ha come l’impressione di essere già stata a milano ed esserne già tornata delusa.un sabato del villaggio all’ennesima potenza.
ho twittato di questo, l’altra notte. un attimo prima di chiudere l’infernale macchina che non ha ancora imparato a leggermi nel pensiero e a produrre la mia arte senza che io mi debba in alcun modo affannare.
è che questa gita a Milano mi sta uccidendo. in primis perchè la chiamo fuga e già questo non è che proprio equivalga ad evitarsi stress inutili.
che ci posso fare? è un periodo in cui mi sento dentro una scatola. mia madre dalla clinica a 100 km da qui ha una infinita gamma di ordini da impartirmi. aggiungamo una coppia di muratori da 10 giorni fissi nel corridoio sin dal mattino quando esco dal letto, con motopicco carico e pimpante, pronto a sommergere ogni singolo angolo della casa di una MICROPOLVERE bianchiccia e scivolosa… OH MIO CHER!
a ciò si somma una lunghissima serie di grandi dilemmi interiori che con questa gitarella hanno a che vedere. innanzi tutto c’è il fatto che non è che qui si vada a Milano in villeggiatura. ecco. si va a vedere la Madunina, certo. ma anche no.
è che ci sono momenti in cui il mondo ti urla in faccia una Verità che fino a poco prima non eri assolutamente in grado di sentire. è assurdo, ma capita, giuro. succede che improvvisamente tu ti renda conto che il tuo lavoro non ti rende felice. non perchè ti stressa. non perchè tu non lo sappia fare. no. semplicemente perchè non è quello per cui sei nata. lo puoi fare. lo sai fare. ma non ti rende felice. stop.
ti arriva questa verità lancinante e tu non sai se hai sentito male, che può essere che ci si sbagli, no? che in fondo eri così convinta, così strenuamente piantata su questa certezza granitica. poi non è che ti arrivi anche la soluzione compresa nel kit, eh. non sia mai che le cose siano semplici!
quindi dubiti. porca miseria se dubiti. e allora, per farti capire che NO, non hai sentito male, iniziano ad arrivarti una serie di indizi “gravi,precisi e concordanti” che finiscono per fare una prova inconfutabile.
quindi sogni di prendere un treno per NY e di dimenticare i bagagli sul treno, perciò anzichè in vacanza sei in una città straniera senza soldi, cellullare nè alloggio e tu non sei preoccupata. sei tranquillissima. sai che ce la farai. ti svegli serena.
poi sogni Pierfrancesco Favino che lascia morire rinchiusa in una cantina la sua amante Monica Bellucci [lo giuro, l'ho davero sognato così, che poi non so perchè, ma sembrava normalissimo...] e lei è lì dietro la porta che bussa e si dispera.
poi leggi un libro consigliatoti dal Guru. un libro di Osho, che tipo a pagina 2 recita qualcosa come “se non ti piace il tuo lavoro, lascialo. fallo subito, non aspettare. non è fatto per te.“
prendi paura, tipo. ti spaventi e al contempo ti senti elettrica.
a conclusione del quadretto ci si mette l’amico milanese folle artista dall’animo bambino e sognatore e con cui hai una sintonia scandalosa. dal nulla arriva e ti impone l’amicizia multimediale con uno dei personaggi incontrati al surreale party di capodanno nel suo loft. peccato che il tizio non sappia minimamente chi tu sia. al contrario, a te sovviene un lieve dejavù…
e da lì parte un leggero impalpabile flusso di e-mail formali e terribilmente stuzzicanti, con cui BellaFaccia [perchè ha davvero una bella faccia, di quelle aperte ma non banali, interessante e confidenziale] si svela essere anche una persona piena di lati da scoprire e terribilmente affascinanti. che ti cita Boudelaire anzichè Stevenson con leggerezza, che sa il fatto suo ma non è che sia lì a raccontarlo alla prima venuta, ecco. che però [PERO'] per non saper ne leggere ne scrivere ti lascia il suo numero.
è che poi tutto sto stuzzicare tira fuori la pantera con sopracciglio alzato che è lì latente sotto l’impiegatuccia. e sta qui si muove sinuosa che io non l’ho mai saputo fare neanche per gioco! perciò la tensione si alza, eccheccazzo! fino a che, nel cuore di una nottatta annebbiata dai troppi festeggiamenti, non arriva una mail rivelatrice, in cui BellaFaccia, con leggerezza e grande fascino, risponde alle tue perplessità citando Krishnamurti [!!!] e snocciolando un concetto facile facile: “c’è un’immagine di te di come dovresti essere che finisce per offuscare quello che davvero sei.“
terrore e gola secca, mentre mi aggiro per la stanza alla ricerca delle microspie. il giorno dopo apro l’agenda e punto il dito: il 23 a Milano. deciso. intanto si fa [rectius: si cerca di fare] mente locale e ci si guarda intorno. poi magari si prende BellaFaccia per un orecchio e gli si chiede se ci è o ci fà.
e poi ovvio, si va dall’estetista il 20! che tanto, non meniamocela, la pantera se la svegli poi vuol magnà. cioè.
orgogliosamente cromosoma X 13 gennaio 2010
Posted by cioppy in Alchimia e Femminilità, le amiche, un vibratore e una casetta sul lago, unzip my body take my heart out.add a comment
in attesa delle mie parole che arriveranno. al momento lascio che siano gli altri a parlare, perchè io vivo. e la pelle è così sottile che le lacrime e le risate affiorano come nulla fosse. come la primavera a novembre, quando meno te l’aspetti.
ma diceva così anche prima?! 10 gennaio 2010
Posted by cioppy in Alchimia e Femminilità, Patty d'Amberville e colleghe, le amiche, un vibratore e una casetta sul lago, unzip my body take my heart out.add a comment
una canzone che hai sentito ormai una ventina di volte senza che ti colpisse mai davvero. poi arriva il momento in cui il tuo cuore è aperto come una ferita pronta a farsi infettare. e come nulla fosse il mondo comincia ad urlarti addosso la Tua Verità, che ti piaccia o no. in ogni modo. con ogni mezzo.
NON MOLTO LONTANO DA QUI
Amore mio, non sempre tutto volge per il verso giusto:
ma non è soltanto a causa del maltempo
se il raccolto è andato perso.
Ed è buffo come a volte il tempo scorra
meglio del previsto: un panico incombente
ci costringe ad addomesticare
un fervido sorriso, un benessere improvviso.
E forse una remota speranza la felicità?
Godersi il sole in dicembre, non molto lontano da qui nevica.
Non molto lontano da qui la gente escogita affannose corse
in preda all’ansia di tornare al punto di partenza, e dimentica
il peso della posta in gioco, e il come e il quando mentre fuori piove.
Amore mio, non è una colpa il non saper gestire la gioia
e il fatto di trovarsi a proprio agio nel dolore e nella rassegnazione.
Ed è innaturale come a volte ci forziamo di ignorare
il gemito costante delle nostre reali inclinazioni: il margine di errore di un’incessante sottrazione.
E forse una remota speranza la felicità?
Godersi il sole in dicembre, non molto lontano da qui nevica.
Non molto lontano da qui la gente ostenta oscure stravaganze
in preda all’ansia di stupire, indossa le sue maschere
e dimentica quella del coraggio nel momento del rilancio.
Non molto lontano da qui nevica.
Non molto lontano da qui nevica.
…quella verticale, verso lo Spirito 9 gennaio 2010
Posted by cioppy in isterismi [dialoghi tra Me, Moi e Myself], l'amore ai tempi di Facebook.add a comment
compiere 27 anni. vestirsi come una 17enne. invecchiarsi nel quotidiano. liberarsi nel tempo libero.e ricordare, ridendo, quando pioniera sulle mode, ce l’avevi anche tu il Toy Boy. ora che fai la Toy Girl e ti ci diverti tanto.
esistono momenti chiave nella vita di una persona. la maggior parte della gente crede che siano quelli ufficiali: matrimonio, laurea, assunzione,… io non credo sia così. esistono momenti informali, anonimi agli occhi dei più, che però si imprimono con inattesa forza nella memoria personale. e ci ricordano qualcosa.
per esempio, che NON abbiamo più 20 anni.
noi.
sì, perchè è un rischio a cui si va incontro, quando si frequenta qualcuno di più giovane. si è pronte un po’ a tutto, in effetti. si è abbastanza mature per non subire gli scherzi degli amici, al contrario se ne ride insieme. si è abbastanza lucide per capire i pro e i contro di un legame del genere e per vedere quali di questi contro sono insormontabili e quali no. l’unica cosa a cui si è sempre, inevitabilmente impreparate è il rendersi conto di essere più vecchie.
perchè, se si frequenta un ragazzo più giovane, ok prenderlo maturo, ok impegnato e disposto ad affrontare temi importanti, ma abbiate almeno la decenza di prendere qualcuno con l’entusiasmo degno della sua giovane età! e siate preparate a debiti di sonno, a maratone appassionate sotto le lenzuola, ad apprendere slang inediti e a declinare nei modi più disparati le combinazione jeans e maglietta. riesumate la vostra coda di cavallo e il lucidalabbra. ringiovanite, senza paura! ma sappiate, che è lì, in agguato, quel momento in cui capirete che è tutto effimero. non il sentirvi bene, non l’essere felici, no. semplicemente l’illusione che in fin dei conti avevate coltivato, di non essere poi così diversa da quando avevate 20 anni. non è così, purtroppo. o per fortuna.
e poi, c’è un dettaglio da non sottovalutare. non siete tornate ai vostri 20 anni. no, state vivendo i suoi 20 anni. queli dei 20enni di adesso. con memoria storica diversa, cartoni animati diversi, nuove tecnologie, nuovi eroi… nuove forme di comunicazione!
perciò non meravigliatevi se il vostro adorabile lui vi invia un mms. piuttosto realizzate il perchè, fino ad oggi, non avevate mai sentito il bisogno di configurare il telefono per gli mms!!
