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il mio altro mondo 8 aprile 2010

Posted by cioppy in Nillapizzica (pensieri impuri in vitro), Patty d'Arbanville e colleghe, talvolta Gintonica.
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la Pasqua di purificazione io l’ho vissuta sulla mia pelle. chiusa in casa, fuori il diluvio battente, in casa un’aria di morte che non si riusciva a riprendersi. crisi familiari, panico inespresso, fantasmi che aleggiano nelle stanze borghesi del nostro elegante, sudatissimo appartamento. unico sollievo dato da “Le conseguenze dell’amore” di Sorrentino, che quasi un anno dopo quel dialogo disinvolto e traslucido sono riuscita a vederlo. e a pensare, sui titoli di coda, che VAFFANCULO poteva almeno essere un film orrendo!? e invece no, splendido e vibrante finisce per scorrerti nelle vene anche se non vorresti. un po’ come lui, diamine. per il resto Pasquetta la passi a stirare e rimuginare, immaginandoti sorridente e felicissima donna di casa pur non sapendo bene QUALE casa, che non si può avere nulla di definitivo, nemmeno i sogni a questo mondo!

poche persone, poca vita, poca ARIA. quando martedì mattina ho messo i jeans preparandomi ad inforcare la Principessa per pedalare fino in studio, ero quasi sollevata, sul serio. ILLUSA. arriva il ricovero, per respirare altra aria di irreparabile a pieni polmoni. le opinioni contrastanti nel piccolo e dolorante nucleo, le liste di cose da fare/portare/risolvere, i mezzi di trasporto che finiscono per mettermisi contro anche loro (revisione fatta, con appena 3 mesi di ritardo ma senza ritiro del libretto! prendiamo e gioiamone tutti.).

quando mercoledì vengo miracolosamente contattata per telefono dalle amiche finisco per rendermi conto che così non posso andare avanti. ho bisogno di aria, di gin tonic, di persone senza troppe catastrofi a cui pensare che andando avanti così rischio di procurarmi un mitra e sventagliare il primo che mi chiede da accendere.

così le convinco. prima Sandra, che esce dalla palestra con la messa in piega e il trucco perfetto, come faccia non è bene chiederselo (che poi dovrebbe uccidermi). e sulla panca a parlare di cazzate, con uno sbagliato da tirare dalla cannuccia e delle tartine nel piattino sembra che il tempo si dilati e il momento in cui uscivi stravolta dallo studio e pedalavi fino all’ospedale si riduce a quasi un ricordo, per un po’.

poi c’è Rica, che ha una pazienza speciale, pari solo alla totale assenza di organizzazione con cui affronta la vita. senza patente per colpa di una sventurata congiunzione astrale che ha portato la più sobria del gruppo ad essere beccata con un tasso alcolico pari a quello di un bebè a cui mettete un goccio di rum nel latte. per cui le prometto di prelevarla dalla piscina, là dove abita lei, che ho bisogno di vederla. se non chè prima dimentico il cellullare a casa, poi litigo con il selfservice della pompa di benzina ed infine riesco, driblando ai 100 all’ora una lentissima FiatPunto, a ritrovarla, quella piscina già chiusa da tempo, con la mia amica là davanti che trema di freddo, povera.

dopodichè la routine delle nostre serate riprende a girare come il più oliato dei meccanismi. parcheggi millimetrici, borse esplose sui sedili, gin tonico al bancone, concerto rumoroso ed inutile, chiacchiere e sigarette sotto i portici. e si può parlare di case da comprare, di degenze, di sms direttamente dall’altra parte dell’oceano, di appuntamenti in agenda che diventano imprescindibili e di tutto ciò che compone le nostre vite, senza paura, senza drammi, senza mentirsi. mai.

persino quando dico, senza tropo pensarci: “ora capisci perchè ho bisogno di sesso?!” alla fine di un racconto un po’ difficile e lei senza neanche pensarci mi fissa e mi chiede: “pensi che serva?”
“no” rispondo senza alcuna vergogna “è solo un gin tonic in meno..
“ah, allora sì, male non può farti.” dice facendo spallucce, con disinvoltura.

dopodichè c’è il controesodo, passando per una collina che finirà per diventarmi familiare “fammi vedere questa casa, dai!” e si guida, si parla, si ascolta il Teatro degli Orrori e le direzioni diverse commuovono entrambe ben oltre il necessario. la riconsegno ai suoi gatti sorridente, con una gratitudine nel cuore che mi rigenera a poco a poco. sorrido, riprendo quella che intuisco essere la via di casa attraverso le campagne, controllo il cellullare e lui ammiccante mi interroga:

aggiornare l’ora secondo il fuso orario?

esagerato! neanche fossi di ritorno da un’altra dimensione!

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Commenti»

1. Luca Fabbri - 5 giugno 2012

“E’solo un gin tonic in meno”….Non male cioppy, non male!!inizierò a leggerti più spesso

cioppy - 11 giugno 2012

Grazie Luca! Anche quando stavo proprio proprio male trovavo il modo di essere pragmatica. Anzi. Forse più allora che ora! 🙂


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