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dodicimesi 17 agosto 2010

Posted by cioppy in unzip my body take my heart out.
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è passato un anno e ancora non riesco a lavarmi di dosso la rabbia. la riverso su tutti e per me ne avanza comunque in quantità industriale. non se ne va. cresce come un fungo che infesta.

dopo dodici mesi i ricordi sfumano tutti e quelli che rimangono sono i peggiori. l’areoporto di catania che sparisce dalla vista. le mani che tremano e le gambe che non reggono.  la voce di nonna nel telefono. la mente che urla “no, non tu maledetta! non dovevi rispondere tu!

il reparto di rianimazione. quegli assurdi camici usa e getta e le mascherine a nascondere tutto ma non le lacrime.

la paura. la paura che non ci ha più abbandonati.

la clinica specializzata e il suo irrompere nelle nostre persone come un treno in corsa. fermare il passo, quasi, entrando in quei corridoi, sotto i colpi di quello. tutto quello. incapaci persino di dargli un nome, che comunque lo chiami lo riduci ad un nulla, una notizia di cronaca.

strapparsi di dosso pezzi di dolore. i gintonic come accette. silenzi e dolori. ognuno i suoi.

la A14. il tutor. la pioggia, la neve e i tratti di asfalto drenante. i contenitori termici e l’amore in scatola. le domeniche da sola, a zonzo per la casa in attesa dell’aperitivo. altro alcol a spegnere la rabbia.

trenitalia, le fughe, le certezze che crollano.

alcune di queste cose le porto con me, che mi piaccia o no. la rabbia e la paura vorrei lasciarle indietro, perderle. e forse ci sto faticosamente riuscendo.

stasera, dopo cena, io e il mio pc prendevamo il fresco del nostro nuovo giardino. nonostante l’illuminazione le stelle ci guardavano benevole, onniscenti nel loro imperscrutabile sapere. forse sorridevano del mio piccolo dolore e delle mie paure. mi piace pensarle mentre si guardano intenerite come due genitori di fronte al figlioletto che chiede come nascono i bambini. quante cose che devi ancora imparare…

e mentre i kasabian mi facevano compagnia, un enorme gattone tigrato rosso ha pensato di fare irruzione placido nel mio giardino. ha attraversato tutto il lastricato, è arrivato proprio affianco a me, prima di scorgermi. se non mi fossi mossa, per l’emozione, lui non mi avrebbe notato.

era fiero e determinato. un incrocio tra Giuliano e Garfield, con un pizzico di Mila Azuki. la mia infanzia che anvanzava senza far rumore, ignorandomi. poi mi ha guardata ed ha avuto paura. lui di me. ho sorriso, pensando che la prossima volta il gattone me lo coccolo per un po’ prima di farlo scappare. che ci siamo quasi.

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