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gestazione. parto. vagiti. 14 ottobre 2011

Posted by cioppy in unzip my body take my heart out.
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la gestazione umana dura nove mesi, tanto ci impiega l’essere umano a formarsi quel tanto da consentirgli di sopravvivere all’esterno. dopodichè si nasce. e poi si vive, ossia faticosamente, coraggiosamente si affrontano le sfide che il quotidiano ha riservato solo a noi.

ecco. l’aspetto a cui la maggior parte della gente non presta le dovute attenzioni è la nascita. posto lo strepitare di dolore della madre, a nessuno viene in mente che anche per il feto sia un’esperienza massacrante. passare con una testa grossa come un melone in uno spazio largo appena quanto un limone è profondamente doloroso. non solo per il limone.

la mia gestazione è durata circa 10 mesi. il parto è stato massacrante. ed ora, haimè, sono maledettamente viva. dieci mesi lontana da questo blog, privata persino della voglia di battere sui tasti. il tutto per rinascere. credevo di aver finito con la storia dei cambiamenti, delle inversioni di rotta,… e invece.

dieci mesi, sintetizzabili grossomodo in:

1. affrontare l’esperienza dell’esame scritto da avvocato, ossia del macello del bestiame. 630 candidati, uno sconfinato capannone malamente condizionato, trolley ricolmi di codici di volta in volta ispezionati dai commissari, fogli protocolli vidimati, 3 giorni, 7 ore dalla dettatura, la neve, l’albergo di fronte alla stazione, il thermos di caffè che esplode nella valigia, i pocket coffee, una t-shirt indie sotto al piumino, ricordarsi che non è l’esame della vita.

2. trovarsi all’appuntamento con la verità che aspetto da tutta la vita. farsi comunque travolgere, lasciare che tutto cambi tutto come è giusto che sia. guardare con occhi nuovi la persona più importante della mia vita. amarla ancora di più. imparare da lui, come non avevo mai accettato di fare.

3. iniziare il 2011 sui treni, come a celebrare quel senso di transito che l’aver dato l’esame mi aveva innescato. e sui treni trovarsi sincera, smettere di mentirsi, che in mezzo agli estranei si è soli come non mai. e da se stessi non si sfugge, non c’è treno abbastanza veloce. percepire un’urgenza nelle dita. sfogarla tutta. ringraziare l’iphone per essere lì pronto a raccogliere. esorcizzare tutto ciò che è rimasto del drago. lucidare l’armatura per una nuova impresa.

4. prendere la decisione della vita. temporeggiare. somatizzare. ammalarsi. decidersi. mollare la grossa bugia. fare i conti con le altre. farsela addosso.

5. tentare strade ferrate con pochissima convinzione. rendersi conto dell’incopiuto che aleggia nell’aria.

6. dire cose, ingoiare bocconi amari, concedere sempre meno, tenere duro.

7. passare lo scritto. rendersi conto di COSA fosse l’incompiuto. porre una gigantesca croce sull’estate.

8. prima della croce, fare la groupie ancora un po’, giusto un pochetto, giusto perchè serve.

9. vincere la battaglia della vita senza sparare un colpo. una novizia satyagrahi ferma e pacifica. e ci scappa l’America.

10.rincontrare il drago e scoprirlo poco più che un ramarro. lasciarlo andare ridendo. spolverare per bene il campo di battaglia. festeggiare.

11. entrare in travaglio. e come se niente fosse, prolungarlo di due settimane per paura del parto. arrivare al lumicino della lucidità mentale. lasciarsi aiutare. arrendersi al forcipe. nascere.

chiudere dieci anni di vita in una sola parola: IDONEA. buttare il tailleur alle ortiche e preoccuparsi solo di vivere, ora. realizzare con spaventosa chiarezza di non aver più scuse. partire per una vacanza. nel mentre sposare progetti freschissimi e ricchi di stimoli e trovarcisi perfettamente.

di tanto in tanto i galleggiamenti della Cioppy li trovere anche qui (location in fase di trasloco). sono acque meravigliose in cui fare il morto a galla!

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Commenti»

1. inattesa - 15 ottobre 2011

bellissimo questo post, brava cioppy 😀

Flavia Bronchini - 14 marzo 2012

…e poi si ricomincia, come la vita ha imparato ad insegnarci troppe volte…
galleggiare, in fondo basta a potere respirare, giusto quel tanto che serve a respirare un poco, un filo d’aria, perché anche il sospiro dello stupore potrebbe essere letale, ma galleggiare per rotolare a simulare il gioco delle balene
simulare il gioco, perché, in fondo, la vita è un gioco che troppo spesso si perde, continuando a simulare sorrisi, divertimenti, interesse
si cammina stanchi, si corre stanchi, si cercano gli obiettivi, si perdono gli obiettivi, si continua a correre, si finge di non essere stanchi
e si torna a benedire la musica, si prega per una poesia e stanchi ci si sente forti simulando la forza
poi si piange perché è da soli che si affronta un altro galleggiamento accettando ancora il gioco, pronti ad un altro bluff e a perdere un’altra volta
…e si ricomincia, di corsa, se si riesce, altrimenti con la lentezza del peso dei ricordi e degli anni, ma si ricomincia, come sempre, un poco più fragili, un poco più saggi, un poco più vecchi…
ti voglio bene
Flavia

cioppy - 14 marzo 2012

❤ un poco più forti. Sì. Grazie.
Te ne voglio anche io!

Michele - 13 settembre 2014

…noi cantavamo quattro quarti di sole a meta’; perche’ quei quattro quarti rappresentavano quello che consideravamo fosse la vita completa. Solo dopo per accorgerci che l’altra meta’ del sole, della nostra stessa vita, l’avremmo scoperta in seguito. E non so se le cose che scoprimmo furono migliori o peggiori: furono solo diverse e divennero parte del nostro vissuto, una vita passata a costruire ed a ricostruire; deboli quando forti e forti quando deboli.
Trent’anni passati a chiedersi perche’ nel momento piu’ importante della nostra vita, la nascita, nessuno c i ha lasciato partecipare alla decisione. Poi, nel declino della vita, capire; nessuno, ma proprio nessuno, puo’ cancellare il diritto universale di ogni individuo di esistere. Ed allora prendere la propria vita nelle proprie mani. E sbagliare, e cadere; e rialzarsi ed essere rigettato a terra: ed infine capire. Nessuno avra’ mai il potere di cambiare l’anima altrui. Cosi’ come ogni singolo individuo. Ma la vita si’. E non e’ un gioco. E’ il capire dei vari perche’; accettarli ed avanzare; qualunque sia il percorso che per ciascuno di noi e’ differente. Siamo nello stesso treno in sedili differenti e con funzioni differenti per portare il treno alla stessa destinazione. Cona altri treni che provengono da alter direzioni; dopo aver capito che la prima e piu’ importante destinazione e’ il viaggio stesso. Poi la destinazione.
E’ vero: nasciamo soli e muoriamo soli; ma qualcuno scrisse una volta che in questo andirivieni, forse si e’ piu’ soli nel mezzo. Il nostro non e’ un destino nato battuto, il nostro e’ uno scopo di anima che non e’ commune a nessun altro essere. Il coraggio di prendere e di riconoscere il potere che abbiamo con la nostra vita nelle nostre mani e giocarci la partita intera deve essere la’; e non ha importanza se si vince o si perde perche’ comunque si vive, e questo e’ lo scopo : arrivare al prossimo inizio.
Guardarsi cosi’ indietro e scoprirsi invincibili nel vincibile, imprendibili nel prendibili. Giocarsi tutta la nostra vita, perdere e non recriminarsi niente. Per ricominciare.
Ed arrivare un giorno a morire senza rimpianti, con il perdono per il male fatto, con o senza conoscenza, e per non morire mai piu’. E che i ricordi non vi siano di peso, ma d’aiuto e di guida mentre la pena che diventi compassione, quella vera, quella che timorde il cuore quando qualcuno soffre e tu puoi fare qualcosa. E lo fai.
E li ami. Li ami tutti. Per questo, non vecchi, ma mature, completiamo il cammino del capire e sapere.
Cosi’ chiedo scusa a tutti, e tra I tutti, anche te ed anche me.
Non dimentichero’ mai. Eche la vita sia finalmente amica.
Michele

2. mirkopratik - 14 marzo 2012

cioppy è passione

cioppy - 14 marzo 2012

^_^ patato..

verdoverdo - 7 ottobre 2012

boom!!


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