jump to navigation

Palermo 18 novembre 2011

Posted by cioppy in unzip my body take my heart out.
Tags: , , ,
trackback

Ci sono post che non si possono rinviare per sempre. Alcuni sì, è successo. Sono ancora a metà fermi tra le bozze dopo oltre un anno, consci che non verranno mai pubblicati. Questo no. Questo continua a ronzare in testa, fra le tempie. Se ne sta lì, appollaiato alla mia malinconia, la stessa che non se ne va ma che anzi cresce, sfogliando certi libri, digitando certi numeri, guardando quel pugno di foto. E allora questo post si è guadagnato il diritto di essere scritto, no?

Palermo non la puoi conoscere, la puoi respirare. Palermo tocca i tuoi sensi prima che la tua mente. Atterri e quasi ti schianti sul monte, fai a gomitate con la folla che attende passeggeri come te, attraversi il parcheggio che è un cantiere e alzi il naso. Non puoi scegliere. Se sei arido pensi che solo in Sicilia il capoluogo può avere un areoporto così dissestato. E allora, credimi, è meglio tu risalga sul primo aereo e te ne torni da dove sei venuto, perchè Palermo ti scaccerà a pedate. Se hai i pori del cuore sufficientemente aperti, invece, ti ritroverai a fotografare palme coraggiose che sbucano dagli hangar immerse in una luce tersa e abbaccinante. E sarai a casa.

Per una groupie come me, Palermo ha un solo sottotitolo: Il Pan del Diavolo. a seguire Waines e Granpa. Preparavo la valigia e sono tornata ai cassetti affannata, per prendere quella maglietta ottenuta in una folle notte d’estate. Che a Palermo senza la maglietta del duo non ci si può mica andare! Palermo è Sicilia e quindi è Arsenale, Mario Venuti, la Cantantessa e Franco Battiato ma anche Marta sui Tubi e Cesare Basile. La Sicilia è folk e poesia sulle note, è febbre, è chitarre e mandolini. Poi scopri che Palermo è anche mangiare crocchè e panelle con dei palermitani DOC e vederli allibiti mentre provi a spiegar loro che “Hey, i Pan del Diavolo per dinci! Sono Palermitani!“.

Ma fosse solo questo! Zigzagare per il traffico del centro a bordo di un vespone e subire le sberle della sindrome di Stendhal: scoppiare a ridere e quasi piangere per la meraviglia di certi scorci. Fotografare piazza San Domenico nel cuore della notte, in preda alla vodka e alla meraviglia più pura. “Se perdi la capacità di stupirti sei morto, ricordatelo.” Mangiare arancine da Alba, all’ombra degli alberi di ficus. Fare a spintoni tra la folla, nella notte della Vucciria. Accasciarsi a leggere nel cortile della Cattedrale, sfogliare libri sulle gradinate del Teatro Massimo, sognare i Giardini Inglesi e l’ombra delle palme.

Palermo è l’amicizia che c’è sempre stata e su cui ancora una volta puoi scommetterci. è l’ospitalità senza precedenti. è incontrare persone che hanno voglia di conoscerti e adorarle. è essere ME STESSA ma potenziata, una sorta di Super Mario Bros dopo il fungo dell’invicibilità: Super Cioppy. Essere irresistibile e straordinariamente a mio agio ovunque, con chiunque. Sentire la pancia, il cuore e la mente vibrare all’unisono e pensare che sia forse solo merito della città, della luce che sbuca dalla finestra insolente quando meno te lo aspetti.

Pranzare in un vicolo trucido, trigliette fritte e aglio in ogni dove. Andare a ballare ai Candelai. Infilarsi da I Cuochini a mangiare timballo di pasta per merenda. Bivaccare sulla spiaggia di Mondello e lasciarsi percuotere l’anima da tanto blu. Comperare smalti alla Rinascente. Rimandare il ritorno, come si rimanda un’interrogazione. Scappare con un trio di gay alla ricerca di un after che non c’è. Consumarsi i piedi perdendocisi dentro, tra luce ed ombre, tra fasti e vicoli pericolanti: Belle and Sebastian nelle orecchie, gli occhi intrisi di LEI, il respiro un tutt’uno col la brezza. Infilarsi alla Feltrinelli e non volerne più uscire. Sentirsi a casa, mentre comperi libri e dischi che tutto sono fuorchè souvenir. Romanzi che leggeresti, Brizzi e Yuguerra che ti eri dimenticata di desiderare, 101 cose da fare a Palermo… come se fossi a casa, come se non dovessi ripartire più. mai più.

Infine partire, lasciarla. Sentirsi un po’ morire, esattamente come temevo. Portarsi con sè i profumi, i colori, la luce e i sorrisi. I brividi più di tutto. Metterci giorni solo per riuscire a scrivere parole di ringraziamento, solo per capirci qualcosa. Riguardare le foto. Ridere da sola. Provare a spiegare, fallendo. Aprire quel libro a caso. 37. Andare a ballare ai Candelai. Maledrilo. Leggere. “…Sono passati da lì, quando non erano ancora famosi, i Radiodervish, i Baustelle, i Marta sui Tubi e i palermitani Waines e Pan del Diavolo

Sentirsi in sintonia con quella città, capire che il conto non è affatto chiuso, sapere che ci rincontreremo. Mettersi più serena a lavorare alla recensione dei BSBE. Aprire il press kit, scorrere il DoIT Tour: 30 dicembre, Candelai, Palermo. Pensare che di scuse così buone ne ho avute poche nella vita.

Annunci

Commenti»

No comments yet — be the first.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: