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tutto è perdonato 16 gennaio 2015

Posted by cioppy in esorcismi di stile, Patty d'Arbanville e colleghe.
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kobane zerocalcare coverstamattina sono uscita prima di casa, non di molto, ma un po’ prima. avevo addosso una strana frenesia, un non so ché di voglia.
oggi c’era da comperare Internazionale con il raccontone di Zerocalcare del viaggio umanitario a Kobane, a sostegno della resistenza kurda. 

per essere molto franchi, io non sono una che divora fumetti né una che conosce il medioriente a menadito. il vero motivo per cui son corsa a comprare quel giornale, oggi, è che Zero è uno di noi. a spanne ha la mia età, la mia pigrizia, il mio spirito critico. è cresciuto con il mio stesso palinsesto e con le mie stesse merendine, solo che lui, a differenza di me, con le sue passioni ci campa e non le relega ad hobby, quando non ho di meglio da fare. questo lo rende un soggetto che stimo a distanza, anche se non so bene che faccia abbia ne se m’interessi poi così tanto incontrarlo. quel che conta è che continui a fare il suo e che io possa leggerlo.

c’è dell’altro. sono passati neanche 10 giorni dal massacro nella redazione di Charlie Hebdo, il settimanale satirico francese, noto per le sue vignette atee ed irriverenti. 10 giorni dall’uccisione di una bella fetta di quella redazione, soprattutto di quella che quelle vignette, appunto, le creava.

non sono certo il soggetto che può star qua a commentare l’attentato con una qualche cognizione di causa: non avevo mai visto nessuna di quelle vignette e se un mese fa qualcuno mi avesse detto Charlie Hebdo, avrei chiesto chi fosse (non cosa, CHI).

una cosa che però conosco bene, tanto, è l’opinione pubblica del mio Paese e la sua tendenza a piangere sul latte versato, specie se il latte non è Italiano. perché gli italiani sono straordinari nell’indignarsi per la libertà di espressione francese, salvo poi rendersi conto di essere i primi a non volerne di più in Italia.

e così ero pronta, preparata, a quello che è stato il fiume di foto profilo/selfie/ashatag e mobilio d’occasione che ci fa sentire tutti così a posto con la coscienza.

(quando dico che ero preparata, non scherzo. sono uscita indenne a decine di parlamentari di ogni età che inviavano loro foto per la campagna #bringbackourgirls, che vuoi che sia un #jesuischarlie in più!)

poi è arrivato Charlie, quello vero, quello ferito, quasi ammazzato, quello colpito al cuore ma non ancora morto, a mandare tutti a fanculo. e avete anche pagato per farvici mandare.

FRANCE-ATTACKS-CHARLIE-HEBDO-MEDIA-FRONTPAGE

perché la potenza di questa copertina sta proprio lì, nella tiratura mai vista prima, nella corsa alle edicole, nelle marce, nei selfie, nel cambiare questo cazzo di mondo da una tastiera, protestando poco e male e soprattutto DOPO.

la potenza di quel TOUT EST PARDONNé, ai miei occhi, è devastante. una sorta di siderale distanza tra chi lotta e chi piange e il più delle volte lo fa dopo. ha una portata universale, dilaga, finisce per essere un messaggio globale, uno spietato monito all’indulgenza senza quartiere.

io non mi sento migliore di nessuno e le mani me le sporco poco, lo so. non sono qua a volermi sedere dalla parte di un grappolo di atei giocherelloni crivellati di colpi per la loro dissoluta vita nella libertà.
io sono semplicemente una che crede che se vuoi ottenere un cambiamento, devi essere il primo a cambiare, perché altrimenti non lo vedrai mai succedere. (sì, lo so che non è mia ma è di Gandhi, tranquilli.)
e le cose non le cambi con gli slogan, le cambi rischiando, che si rischi la vita o la dignità, ma non lasciando mai che le cose passino sotto silenzio.

quindi oggi aveva ancora più senso andare in edicola, perché la storia di Zero poteva anche essere una cagata pazzesca, non lo sapevo, ma quella storia era di una matita che aveva rischiato e ci stava provando.

a far che? ora che l’ho letto lo so.

kobane calling

Kobane calling racconta una verità, una storia, un pezzo di mondo. lo fa con il filtro di quello che sa Zero e di quello in cui crede e lo fa nell’unica lingua che Zero conosce: il fumetto. è un racconto struggente, umile e a tratti scellerato, personalissimo e calzante di cosa sia il confine turco – siriano oggi, di cosa sia la resistenza kurda e di cosa significhi sporcarsi le mani.

per quanto mi riguarda, oggi Zero è Charlie. BRAVO.

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