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c’è di peggio 27 gennaio 2015

Posted by cioppy in Patty d'Arbanville e colleghe, unzip my body take my heart out.
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jesusSai cos’è peggio, Selvaggia?
E’ peggio quando quella persona, quell’uomo di cui pensavi di poterti fidare, non tanto, giusto quel po’ che serviva a non mettere in dubbio il fatto che “più tardi” indicasse un momento nelle 36 ore successive, ecco, la cosa peggiore è quando quel mollusco non è solo una persona che vorresti nella tua vita e nel tuo letto ma è, prima di tutto, un amico che conosci da tempo.
E allora devi passare dal sentirlo quasi ogni giorno a non sentirlo più, per niente, per nessuna delle mille stupidissime occasioni che avevate di ridere insieme.
E sei costretta ad estirpare quella parte di te, quell’umorismo, quei ricordi, quella confidenza su quei determinati momenti, risalendo tremendamente indietro nel tempo, a molto molto prima che l’allacciatura del tuo reggiseno cedesse, molto molto prima che il vostro rapporto arrivasse al crash test e che, inutile mentire, non lo superasse.
E’ come togliere un mattone dal muro.
Non è detto che cadrà, perché il muro ha una certa età ed è fatto in un certo modo: è solido. Ma rimarrà un buco e ci vorranno davvero tanto tempo, tanti momenti, tanta felicità e tanto impegno per riuscire a riempirlo.
E questo, al di là dello scoprire che quello è un senza palle e che sicuramente non è la persona che credevi fosse, è la parte peggiore della faccenda. Della mia faccenda.
Ma poi ci pensi e, semplicemente, decidi che il buco può diventare la tua nuova finestra, perché no, proprio sul cortile del vicino. Quello carino.

Da due giorni mi capita di avere a che fare con amiche che mi raccontano di uomini improvvisamente scomparsi dalle loro vite senza non dico una ragione – perché la ragione in fondo la si conosce sempre- ma senza sentire il dovere di fornirne una, spietata o edulcorata che sia. Giusto perché una si metta l’animo in pace o anche il cuore in tempesta, ma senza l’aggravante dei film mentali, le elucubrazioni, la sottile speranza che si tratti di un fraintendimento o di un coma vegetativo (suo). Persone con cui magari esci una sera, magari un mese, in certi casi addirittura anni. Persone con cui ti lasci che “Allora ci sentiamo domani!” e il giorno dopo entrano ufficialmente nella lista dei ricercati dell’fbi. Anni fa me ne è capitata una. Siamo usciti un mese e mezzo circa, ci eravamo lasciati che “Ci sentiamo dopo” e ho scoperto poi che il ci sentiamo dopo sottintendeva il finale “dopo le nostre rispettive tumulazioni”. Puf. Sparito. Ma non uno con cui ero uscita due volte. Uno con cui magari non era amore eterno ma insomma, avevamo viaggiato insieme, avevo conosciuto i suo amici , i suoi genitori. Non ha mai più riposto a un messaggio, mai ai miei sms della serie “Mi scrivi anche due righe con una qualsiasi motivazione?”. Nulla. E il bello è che a Milano l’ho poi incontrato in varie situazioni, ma era passato del tempo e naturalmente l’avevo serenamente risposto nella casella “sfigato cafone”, per cui neanche ho perso tempo e dignità a chiedere spiegazioni tardive. (che probabilmente avevano delle banali fattezze femminili) Mi ero scordata la sensazione di totale incredulità che questo atteggiamento scatena in una persona dotata di uno straccio di sensibilità. Perché quando uno sparisce, non è tanto il fatto che vorresti consegnarlo all’Isis con una bambolina vodoo di Maometto tra le mani, è il fatto che non puoi pensare che una persona possa essere così meschina da non ritenerti degna neppure di una spiegazione. E’ che non puoi pensare che uno possa liberarsi di te con la facilità con cui si scollega un decoder durante un temporale. E non sai comprendere come mai non riesca a violentarsi, pure se non gli va, mandandoti una riga di spiegazioni o un roboante vaffanculo su whatsapp prima di bloccarti e sposare una diciottenne venezuelana. Perché la crudeltà risiede in questo: nel non darti la possibilità di elaborare un rifiuto, ma lasciarti lì ad attenderlo, come un’imbecille. E’ come quando ti dicono “Meglio un parente morto che scomparso, almeno te ne fai una ragione”. E’ così. Meglio un fidanzato morto che uno online su whatsapp senza rispondere. E allora amiche, per farvi una ragione di tutto ciò, tenete a mente una cosa semplice semplice: questi uomini qui, che chiameremo uomini per semplificare generosamente il concetto, sono dei banali, comuni, frequentissimi senza palle. Anzi, senza palle è pure un modo gentile per definirli. Sono quegli uomini che hanno una nicchia votiva al posto delle palle. Una nicchia votiva di fronte alla quale non dovete pregare MAI. Perciò amiche, quando vi imbattete in uno di questi loschi figuri, dopo 24 ore dalla loro scomparsa, dichiarateli serenamente dispersi e auguratevi che qualcuno ricambi loro il favore. Perché quello o QUELLA che oggi sta con te e domani fa un salto temporale che lo teletrasporta nell’antica Mesopotamia capita a tutti nella vita. Basta aspettare sulla riva del fiume, magari limonando duro sul pontile con un altro, uno che se sparisce, è per riapparire a sorpresa alle tue spalle baciandoti la nuca.

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