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La Quinoa 10 aprile 2017

Posted by cioppy in #roadtodreams, esorcismi di stile, un favola di verità.
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Mi ha chiamato Stefania per sapere come cucino la quinoa. Lì per lì l’ho mandata al diavolo, poi abbiamo riso di gusto. Sono due anni che non cucino la quinoa e la verità è che alla fine mi sono dimenticata la ricetta.

Era aprile e negli uffici del Gruppo regnava il caos tipico delle campagne elettorali. Anche Elia era totalmente assorbito. Era mercoledì e non ci vedevamo da lunedì mattina, quando ci eravamo svegliati, avevamo bevuto il caffè ed eravamo andati insieme al lavoro. Un bacio nel vicolo e poi ognuno verso il suo ufficio. Tutti sospettavano ma non lo sapeva nessuno.

Quel giorno avevo poco da fare, così ero uscita presto ed ero andata a casa a cucinare.
«Iciu io vado, cucino qualcosa. Fammi sapere quando hai finito, ok? Bacio.»
A dire il vero la quinoa era una cosa piuttosto semplice da cucinare, un’insalata con cosine sfiziose per condimento: ci avevo messo poco. Poi avevo aspettato un’ora fino a quando mi ero decisa a scrivergli. Mi aveva telefonato.

– Ciao, sono appena uscito dall’ufficio. Vengo io da te. Però scendi un attimo che parliamo. …Pronto? Ceci?

Bastardo. Nemmeno lo sforzo di mangiare la cena prima di lasciarmi. Erano giorni che gli chiedevo se andasse tutto bene. “Sì, sì, tutto bene, sono solo stanco.” Bugiardo.

– Beh, vedila così: ti sei liberata di un altro con un nome ridicolo.

Stefania ha ragione: io per i nomi ridicoli ho davvero l’abitudine.
Prima di Elia c’era Gregorio. Uno stillicidio di trombamicizia con gite fuori porta, visite per musei e interminabili domeniche nudi. Il tutto finito con il classico “Te l’avevo detto che non volevo una cosa seria.
Almeno ci avevo scritto un bel pezzo, quello del lombrico.

– Sì, me lo ricordo. Si era imbestialito. E poi, l’altro, il chitarrista, come si chiamava?
Ector. Ma il suo vero nome era Ettore Antonio.
– Era meglio Ector.

Ector mi ha lasciata a una festa, dopo quasi 3 anni di relazione intermittente. Lui musicista, io ragazzina scostante. Quando mi sono decisa a fare le cose per bene lui aveva girato la testa altrove. Il racconto del suo funerale rimane uno dei miei scritti migliori.

Però non ne avevo mai fatto una questione di nomi. Insomma Elia aveva tutte le carte in regola per essere uno a posto. Un buon lavoro, un bel sorriso, discreti gusti musicali,…

– Che era un tamarro incredibile lo vogliamo dire?

Sì, era un po’ tamarro ma ci regalavamo calzini con gli animaletti, cucinavamo la cena insieme e guardavamo la Juve e il MotoGP a letto.

– E ti accompagnava al master il sabato mattina, me lo ricordo. Però poi ti ha citofonato e ti ha mollato senza una ragione. Come cavolo fai ad esserti persa la ricetta della quinoa?!

Oh, insomma. Non me la ricordo la quinoa. Ed è vero, mi ha citofonato e mi ha lasciata senza un motivo. “Finiamola qui che ci andiamo a far male.” Due giorni prima il caffè a letto e ora ci andavamo a far male. Non aveva senso.
I mesi a seguire sono stati allucinanti. Dopo quella sera non mi aveva più cercata ma non avevamo smesso di lavorare insieme e lui continuava a salutarmi radioso. La sua fissazione per l’opinione degli altri faceva sì che noi fossimo ufficialmente in rapporti cordialissimi. Io rispondevo con sguardi carichi di odio. Almeno smise di salutare.

– Non sarà legato al nome ma hai davvero un intuito tremendo con gli uomini.
– Mi piaceva, era divertente…
– Che difficilmente fa rima con sano di mente, però.
– Alle volte penso che avrei finito per lasciarlo io.
– Sono passati due anni e ancora ne dubiti? Certo! Va bene Valentino, va bene l’amatriciana a petto nudo ma te con uno che ascolta solo house francese non ci potresti stare, sii seria! Ti piacevano le sue attenzioni, ti piaceva scherzarci ma alla fine ti avrebbe annoiato a morte.
– Ok, senti: pomodori secchi, basilico tritato, zucchine grigliate a striscioline, gamberi bolliti e una emulsione di limone, sale, paprika dolce e olio di oliva. Falla così la quinoa.
– Te la sei ricordata?
– No, facciamone una nuova.

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