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felice da fare schifo 3 ottobre 2018

Posted by cioppy in Patty d'Arbanville e colleghe, unzip my body take my heart out.
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felice da fare schifo lodo

03 Ottobre 2018, h. 10.35

Vasco Brondi annuncia la fine de Le Luci della Centrale Elettrica. Dopo 10 anni, il progetto ha esaurito il suo scopo e lui è pronto a fare altro, magari senza nascondere se stesso dietro un nome altisonante e plurale, chissà. Io alle Luci sono legata come ad un parente e ogni volta che incrocio Vasco mi rendo conto di non essere altrettanto legata a lui. A lui non sono affatto legata. Le Luci sono una di quelle poche cose che sento di ammirare come fan, in maniera pura e venerante, senza necessità di andare a vedere la persona che c’è sotto. Anche se è evidente, quella persona ha la mia età e ha fatto un percorso che è simile al mio, come molti trentenni smarriti che ora sono trentacinquenni rassegnati e rasserenati. Cioè, veramente non lo so se Vasco abbia fatto il mio stesso percorso, ma le sue canzoni hanno raccontato qualcosa di molto vicino a me per tutti questi 8 anni in cui la sua musica mi è stata accanto. Otto, sì, non dieci, non per me. 

Sono felice e triste come quando ci si laurea, quando si parte per un’avventura. Come quando mi sono licenziata dallo studio per cui (non) lavoravo. Stavo facendo quello che volevo, ne ero certa. Nessuno mi tratteneva e tutti mi rispettavano per questa scelta. Ma io non riuscivo a smettere di piangere. Oggi è lo stesso. Pensare a cosa abbiamo fatto insieme, io e Le Luci, mi fa comunque piangere. A Vasco ho provato a scriverlo più di 3 anni fa, dopo il suo concerto all’Atlantico. Era il tour di Costellazioni. Eravamo ubriachi di vita. Eravamo FELICI DA FARE SCHIFO. E per fortuna, lo siamo ancora.

felice da fare schifo barcellona

20 Febbraio 2015, h. 1.30

Ciao Vasco, alla fine sono riuscita a venire stasera, anche se son già tornata a casa, precipitandomi sulla prima car2go. Dico “per fortuna” perché il concerto è stato bellissimo ma anche, soprattutto, perché è stato chiudere un cerchio, di quelli fondamentali, che ha a che vedere con la tua musica e con quello che ha fatto alla mia vita. Non so dove vado a parare, ma ho questa voglia di raccontartela che mi fa sentire una di quelle fan adolescenti che si fanno i selfie sottotitolandoli con le frasi dei loro idoli. Io sono una cresciuta con la smemo piuttosto che coi selfie ma sta cosa te la racconto lo stesso, poi facci quel che vuoi. non sono una tua fan della primissima ora, ho scoperto la tua musica all’inizio del 2010, quando la mia vita di figlia borghese ed annoiata di una piccola cittadina era stata scossa dal terrificante irrompere dell’invalidità nella mia famiglia: un’auto che salta uno stop e la spina dorsale di mia madre non più intatta. Sono cose che non si capiscono mai davvero se non ci sei dentro ed io, dentro, c’ero fino ai capelli, con una madre in clinica, una prospettiva grama di ripresa, un padre coi sensi di colpa con cui condividere i pasti, una famiglia da rincollare ed una pratica legale da portare a termine nonostante la totale assenza di vocazione. è lì che mi sono scaricata canzoni da spiaggia deturpata (s’intitola così? sai che ora mi viene il dubbio…) e che tra nostra signora della dinamite e andate tutti affanculo sei entrato di diritto nel mio ipod. Il primo concerto che ho visto è stato alla tempesta sotto le stelle, a Ferrara, il luglio successivo. Ho trascinato mio fratello, che viveva a bologna, e qualche amico nel torrido cortile del castello per fare il pieno di quella che era la mia musica salva vita. Sono passati più di 4 anni ma è come se fosse ieri per me. Avevo già il vizio di fare dei video di merda ai concerti, ma allora usavo la digitale. E tu, là sopra, di fianco a Pilia e D’Erasmo, hai anticipato Cara Catastrofe, quello che sarebbe stato il primo singolo del secondo disco (ho il cd ma mica mi ricordo il titolo). Quando ho caricato quel video su youtube non sapevo che stavo andando incontro ad alcune delle cose più belle che mi potessero capitare. quel video non era affatto male ed appagava gli ingordi di novità. è così che ho conosciuto Gianluigi, il fondatore di DLSO. quando poi, il dicembre successivo, sono venuta a vederti a Ferrara per la presentazione del disco, ho conosciuto (sempre via social) Enver, senza nemmeno sapere chi fosse. pochi giorni dopo ho dato lo scritto da avvocato e ho posto fine alla mia vita in studio: io a Pesaro con una maschera sempre montata in faccia non ci volevo stare. Mentre l’ottobre dopo preparavo l’orale (sì, perché ho avuto la bella idea di passarlo, lo scritto! non le faccio mai a metà, le cose…) Gianluigi mi propose di scrivere per lui e da lì ho avuto un sogno, qualcosa che mi realizzasse davvero: scrivere e farlo sul serio, non solo sognarlo. Pesaro non era più una dimora obbligata, c’erano palchi sotto cui ballare un po’ in tutto il centro italia e l’A14 è diventata un tappeto volante. Qualche mese dopo, grazie alla mia recensione de Lo Stato Sociale, ho conosciuto Lodovico che è ancora oggi uno dei miei più cari amici. A poco a poco, confrontandomi con lui, mi sono salvata la vita. Ho seguito Lo Stato un po’ in tutta Italia, ogni volta che casa mia diventava troppo stretta sapevo che potevo contare su un letto a Bologna o in qualunque parte d’Italia Augusto (il primo furgone dello Stato) fosse parcheggiato. Avevo un’isola in cui non essere figlia, badante, pungiball ma essere semplicemente la Cioppy. un po’ “con me non devi essere niente“. Ecco con loro non devo mai essere niente. Ed è stato quando ero ormai 30enne e stanca di essere niente che mi è arrivata una proposta di lavoro a Roma. Così son passata dall’essere inviata per DLSO al Primavera Sound ad avere un accredito a Montecitorio ed una stanza a Furio Camillo. La cosa assurda è che la prima cosa che ho fatto con la carta intestata della Camera è stato scriverci sopra a caratteri cubitali BELLA VEZ! e postarlo ai bolognesi. Ancora oggi, quando questa città è troppo grande e troppo estranea so che c’è un posto per me in una città in cui non ho mai vissuto ma che per me è sempre casa e senza Cara Catastrofe chissà se sarebbe lo stesso. Stasera per venire al concerto mi sono precipitata, ed ero sola in mezzo a gente più giovane di me, bevendo acqua e con quello stupido cappotto cammello appeso al braccio, che è quello con cui vado al lavoro e non avevo fatto in tempo a cambiarlo. è stato come riconoscerti, di nuovo, nelle pieghe della mia vita. Avevo questa voglia di abbracciare un perfetto estraneo che stava ridendo e saltando sul palco e Cazzo, sì, Vasco, è stato fortissimo! E io lo so che non c’è alternativa la futuro, qualunque esso sia. Ma il punto è che in quel disastro lì, io non lo sapevo che sarebbe stato questo. Che attraversare gli appennini e venire a fare un lavoro che troppo spesso non capisco ma che faccio ogni giorno come il più grande dei doni mi avrebbe salvato la vita. E stasera ho pianto, e non mi succedeva da tantissimo. è stato come guardare il più sfacciato dei lieti fini e commuoversi alle lacrime. Ma il lieto fine che guardavo sul palco era tanto il mio quanto il tuo. Perciò grazie, anche se non ti conosco affatto, non ho mai nemmeno avuto modo di farmi firmare un disco e alla fine ho visto giusto 4 concerti. Grazie e basta.

Cioppy, una tua fan non più teenager e, con un po’ di presunzione e tanta ironia, una indie in parlamento.

la musica ti salva, ti riduce in miseria. la musica ti uccide, la musica non è una cosa seria

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